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PAROLE DI CARTA di Serena Verrecchia

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PAROLE DI CARTA di SERENA VERRECCHIA

I giovani di oggi spesso hanno difficoltà ad esprimere con forza la loro rabbia, la loro speranza, la gioia di vivere o la paura del futuro. Temono che non ci sia nessuno interessato ad ascoltarli. E talvolta rinunciano a dire la loro, a comunicare chiudendosi in un isolamento generazionale che di fatto impedisce loro di essere artefici del cambiamento della società in cui vivono. Serena Verrecchia è una ragazza che tra qualche giorno compirà 19 anni. E' molisana di Pozzilli. Ed  ha scelto di dire la sua usando uno strumento che non è facile, ma che ha una grande forza comunicativa, la poesia. "Il verso è tutto. Nella imitazione della Natura - scriveva Gabriele D'Annunzio ne "Il Piacere" - nessuno strumento d’arte è più vivo, agile, acuto, vario, moltiforme, plastico, obbediente, sensibile, fedele. Più compatto del marmo, più malleabile della cera, più sottile d’un fluido, più vibrante d’una corda, più luminoso d’una gemma, più fragrante d’un fiore, più tagliente d’una spada, più flessibile d’un virgulto, più carezzevole d’un murmure, più terribile d’un tuono, il verso è tutto e può tutto. Può rendere i minimi moti del sentimento e i minimi moti della sensazione; può definire l’indefinibile e dire l’ineffabile; può abbracciare l’illimitato e penetrare l’abisso; può avere dimensioni d’eternità; può rappresentare il sopraumano, il soprannaturale, l’oltramirabile; può inebriare come un vino, rapire come un’estasi; può nel tempo medesimo possedere il nostro intelletto, il nostro spirito, il nostro corpo; può, infine, raggiungere l’Assoluto." Nei mesi scorsi per l'editore Albatros di Roma è uscita la prima raccolta di poesie di Serena Verrecchia, "Parole di carta". "Non ho la presunzione di dire che le mie siano poesie. Sono più che altro - scrive l'autrice nell'introduzione - pensieri abbandonati su un foglio, emozioni che prendono forma, parole di carta". Serena è consapevole della forza della parola e della scrittura. Non a caso la prima poesia della silloge è dedicata alla penna, "la mia migliore amica", che "raccogli ogni parte di me/per tingerla d'inchiostro". E nella poesia "Scrivi", la scrittura è il simbolo della catarsi, del riscatto, della denuncia. La poesia di Serena è poesia di sensazioni, quelle che suscitano la neve o il buio, quel mondo circostante apparentemente ostile che si trasforma in una dimensione amica perché apre il sipario sui pensieri, sui ricordi, sulle speranze, sui sogni. C'è la presa di coscienza, subito dichiarata, della dimensione effimera della vita umana ("Vani nomi"), della scomoda condizione esistenziale dell'uomo ("Leone in gabbia") che vive in una giungla a tratti inestricabile ("Il pianto del mondo"), impegnato ad "annusare" e a "respirare" la libertà, a risollevarsi dopo delusioni e sopraffazioni. La vita, illuminata da sprazzi, che ci sfugge: "La lucciola è sempre lì./In un secondo l'afferri/l'attimo dopo l'hai persa" ("La lucciola"). C'è una parte della raccolta dedicata all'amore, "una melodia che riesci a sentire solo tu - scrive l'autrice -, un vento che ti sbatte in faccia la felicità, una primavera pronta ad esplodere con tutta la sua vivacità". L'amore è per Serena un'esperienza assoluta, totalizzante: "Accartoccia l'universo,/imprigiona le cascate,/spegni quella luna sempre così uniforme,/sradica i colori dal cielo./Costringimi a vivere in bianco e nero/o a dipendere da te per sempre" ("Ossessione"). Sofferenza, delusione, desiderio di condivisione ("Vorrei essere la tua anima,/per non separarmi mai da te"), l'amore è un'esperienza capace in un attimo di abbatterti e di farti risorgere ("Colpisci e ricuci/nell'istante di uno sguardo"). Il volume contiene poi un omaggio a Roma, città simbolo, per l'autrice, di valori assoluti ed eterni che si intrecciano con temi dell'attualità e con personaggi contemporanei che rappresentano per Serena punti di riferimento, come Roberto Saviano o Roberto Benigni, a cui sono dedicate alcune delle poesie della silloge. L'ultima parte del libro racconta le idee e l'impegno civile di Serena, la sua visione della società di oggi, sottolinea i valori di riferimento, la voglia di lottare per cambiare. Ecco allora le poesie dedicate a Paolo Borsellino ("A te che non spegni le candeline da vent'anni, ma infiammerai i cuori per sempre"), l'uomo che, insieme a Giovanni Falcone, agli occhi dell'autrice incarna la Giustizia ("La Giustizia non muore col tempo"). La giustizia, la libertà, la legalità, la moralità sono i valori che, attraverso l'esempio dei grandi uomini, devono essere - secondo Serena Verrecchia - gli ingredienti del riscatto dell'Italia, "il Paese del tutto e del niente,/della luce e delle tenebre,/del coraggio e dell'indifferenza" (dalla poesia "Quanto l'amai e quanto l'amo"). Nel suo linguaggio, che talvolta sembra inevitabilmente "acerbo" e per questo più spontaneo, Serena Verrecchia ci offre il punto di vista di una ragazza di questo tempo, di una giovane che si guarda dentro, come fanno tutti i giovani del mondo, e ci porge, come piccoli gioielli, i suoi sentimenti, le sue sofferenze, le sue speranze, la sua rabbia. Senza paura.

Serena Verrecchia
"Parole di carta"
Edizioni Albatros Roma, giugno 2012
Pagg. 110, euro 11,50

 

 
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