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Home Segnalazioni Letterarie STABAT MATER di Antonella Presutti

STABAT MATER di Antonella Presutti

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Stabat Mater, il dolore più grande nel romanzo di Antonella Presutti

Nessuna civiltà è mai riuscita a coniare il termine per descrivere il dolore più grande. Se un figlio perde il genitore è orfano. Ma se accade il contrario il linguaggio è impotente, non è capace di dare un nome a una cosa che nemmeno il pensiero riesce a immaginare.   Nel suo Stabat Mater Antonella Presutti scavalca il confine del linguaggio e porta la parola nella voragine di non-senso più profonda che l’uomo possa mai concepire. Anzi, la donna. Perché è una madre a sperimentare il dolore più grande, quando suo figlio non ancora sedicenne pone fine alla sua vita con un colpo di pistola. Con quell’unico gesto se ne va la vita di un’intera famiglia. La tragedia irrompe con violenza inaudita e non si limita a scavare nella coscienza un abisso di colpa e di sofferenza. Divorando l’anima, sconvolge e annienta la stessa percezione del mondo. Come un big bang alla rovescia, dopo l’immane esplosione niente più esiste. O meglio, il nulla, il vuoto infinito esiste da sempre ed esige il suo tributo di conoscenza assoluto. La madre è muta e con il cuore bruciato. Le sono stati cavati gli occhi e spezzate le gambe. Pure deve camminare. La sua voce deve attraversare le quaranta stanze del dolore per pronunciare il verbo in assenza di Dio. Il suo corpo in quarantena deve continuare a stare al mondo dopo la fine del mondo. Lo Stabat Mater racconta questo cammino avernale e taumaturgico, sulle orme delle grandi figure femminili della classicità, da Medea e Antigone fino alla “sapiens” stoica di Seneca. Il cammino che ogni madre incarnata non può compiere senza perdere la propria carne. Il viaggio che ogni uomo di questa terra non può fare senza lasciare questa terra.

 

 
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